sabato 8 aprile 2017

Su "Vite al limite".


Questo simpatico nonnetto che stimola in me sentimenti di pura e semplice compassione si chiama Younan Nowzaradan - ed è stato assoldato come medico chirurgo per il programma americano My 600-Lb Life, ribattezzato in Italia come Vite al limite.

Per i non assidui frequentatori del canale Real Time: si tratta di un programma nel quale degli obesi di oltre 300 kg - letto bene, oltre 300 kg - vanno da questo medico qua sopra e si sottopongono prima a dieta, poi - persi i primi, diciamo, 8-15 kg - a un intervento di by-pass gastrico per ridurre le dimensioni dello stomaco. Nel tentativo, ovviamente, di dimagrire.
Qualcuno, prevedibilmente, muore strada facendo.

Younan Nowzaradan, Nozzy per i social-amici, ecco, - meno male! -, Nozzy, è un "chirurgo vascolare e generale" laureato all'Università di Scienze Mediche di Teheran, in Iran, e da decenni lavora in Texas.

Sembra che Nozzy sia popolare in rete, anche "per via del suo carattere burbero" (cit.). Chirurgo bariatrico d'esperienza, ha preso in cura casi da molti altri rifiutati, ed è stato uno fra i primi a sostenere l'importanza della chirurgia laparoscopica.

Viene dipinto in web come sprezzante (?) spietato (??) crudele (???).

(Boh)

Pare che l'Oriente colpisca ancora: e che non si pensi ad affascinanti ballerine indiane con i fianchi tonici scoperti e il velo davanti al volto, oppure a candide giapponesine con il cappellino per proteggersi dai raggi solari [copriti, sia mai che t'abbronzi.].

No.

Questa volta sul Trono dell'Uomini e Donne del Web del Monno c'è proprio lui, Nozzy, coi suoi - è impossibile reperire l'età in rete - qualcosa più di sessant'anni, il suo sguardo truce, i suoi occhiali rettangolari, il suo naso tipicamente semitico, il suo accenno di calvizie sul lato sinistro della crapa, il suo corpo tozzo, le sue orecchie un po' a sventola.
Non è più il fisico a contare: è la cultura e il fascino indomito dello stronzo. Bene così.

Twitter dice: “Io sempre più incantata dalla tinta di Nozzy #viteallimite”,
Rincara: “Nozzy come Gesù contro i mercanti nel tempio #viteallimite” 
Ancora “Senti cretina se nozzy dice mangia tu mangi capito #viteallimite”.

[Ok, ma stai calmina.]

Questo è Nozzy.

Questo "Gesù contro i mercanti nel tempio" è lo stesso "laureato a Teheran" in Medicina che davanti a pazienti di 300 kg abituati ad assumere - grossomodo - non meno di 10.000 calorie al giorno di porcherie, fra cui pollo fritto, cioccolata, gelato, pizza e quant'altro, candidamente, a faccia da stronzo dice loro: "Non ci siamo, signora Molly Bettina. Proprio non ci siamo. Lei conduce una vita sregolata e malsana. Lei fa attività fisica?" "No, dottore..." "Male, signora Molly Bettina. Molto male. Le sue abitudini alimentari non sane, e l'assenza di movimento, vede dove l'hanno portata? Lo vede? Voglio che lei segua questa dieta dimagrante DA MILLE CALORIE e che torni qua fra due settimane avendo perso almeno 9 kg. Può farlo?" "Io... sì... ci proverò". "Bene. Buona giornata. Si riguardi".

Ora.

Mille calorie? Mille? Siamo seri?

Sono pazienti che, mi auto-cito, sono abituati ad assumere grossomodo non meno di 10.000 calorie al giorno di porcherie. Non ci vuole una laurea in Medicina, ma neanche in Agraria, per capire che se gli dai a un obeso di 300 kg abituato a un introito calorico del genere - che permette una quantità di kcal che è a livelli da Anoressia, ben al di sotto di quello delle diete dimagranti ipocaloriche standard - si sente male, si collassa, si scompensa. Più sei sovrappeso, e più hai bisogno di energie per mantenerti in forze.

Mi vuole dire Nozzy, che è un medico e come tale non il primo scemo che passa, come fa un obeso di trecento kg a mantenersi con 1000 calorie, fosse solo per 2 settimane?
A parte che - si legge sul web - la dieta dimagrante "ipocalorica" prescritta da questo qui continua sulla stessa linea anche dopo.

Vite al limite?
Un programma ignorante che, - se posso poi fare una personale considerazione -, è buono per gente sovrappeso che ama sentirsi migliore o non così male sulle disgrazie degli altri.




mercoledì 5 aprile 2017

Su Barbarella e i suoi "curvy-teatrini".


Non si può ignorare - anche con tutta la buona volontà, non si può non notarlo - ce l'ha sbattuto in faccia talmente tante di quelle volte che anche quelli che non sono assidui followers del suo programma più celebre, Pomeriggio 5, devono per forza averne sentito parlare.

Oppure, conoscendo lo spessore del personaggio in questione, quello di Barbara "Barbarella" D'Urso, comunque con un po' di intuito lo si può immaginare, si può immaginare come l'argomento sociale del momento, l'eterna lotta fra le grasse, o le curvy, o le magrissime, o skinny, che infiamma i salotti dei programmi di gossip di bassa lega, la d'Urso proprio non poteva lasciarselo scappare.

La D'Urso non è una cretina.
La D'Urso ha un discreto fiuto per le patate bollenti in campo giornalistico; sennò non sarebbe arrivata dov'è, pur essendo un personaggio tanto mediocre [parlo di personaggio perché non è mia intenzione avanzare insinuazioni infamanti di qualunque genere sulla persona della D'Urso, come fanno invece altri che nella sua pagina Facebook la apostrofano come serva del potere - va bene - e falsa - ci può stare - e troia - no] e trattando argomenti tanto blandi e offensivi nei confronti dell'umana intelligenza.

Si può dire che il successo di Pomeriggio 5 e di Domenica Live e della loro conduttrice non sia che il simbolo di quanto è ignorante la nostra società. Puntualmente, ogni pomeriggio, fra un Stirateeeeeee e un Col cuoreeeee la D'Urso gonfia il petto informando gli italiani del fatto che il giorno precedente Pomeriggio 5 è stato il programma più seguito delle reti televisive nazionali con oltre il 40% di share dall'inizio alla fine.

Ebbene sì: capita anche a me di guardare Barbara - Sbabbara la chiamo io, in onore a Ylenia da Messina, la ragazza bruciata viva dal fidanzato per fortuna uscita quasi completamente illesa in collegamento con lei in una trash-intervista memorabile - nel pomeriggio, in parte per biasimarla, in parte per odiarla, lei e quant'è oca e falsa, in parte anche - lo ammetto - perché i suoi argomenti leggeri mi aiutano a staccare un po' la spina dei pensieri.

[Forse abbiamo capito perché ha tanto successo.]

Ebbene, negli ultimi giorni - che significa nell'ultimo mese, ma potrebbe essere addirittura passato più tempo - Sbabbara sembra aver drizzato le orecchie, dilatato le narici; ha trovato un argomento che forse forse può garantirle un piatto di pasta in tavola per i prossimi vent'anni.
Si chiama questione curvy.


A me le donne abbondanti che manda nelle sue trasmissioni non fanno né caldo né freddo.
Be'... non proprio.
Sono donne che definire curvy... oddio.
Guardatele, insomma. Queste donne avrebbero bisogno di un by-pass gastrico, ancor più che di autostima - sto guardando la signora bionda, la seconda a partire da sinistra. Però sono molto sicure di sé, questo è certo. Disinvolte.
L'avessi io la loro disinvoltura... un po' le invidio, lo ammetto.

Un po' le invidio e un po' mi fanno pena.

Queste povere creature non sono che animali da circo che la D'Urso cinicamente gongolando e leccandosi i baffoni, golosa, fregandosi le mani, invita in trasmissione [in gabbia] unicamente per mero interesse personale.
Per fare ascolti.
Per catturare l'interesse e incentivare le [vane] speranze delle pigre casalinghe sovrappeso che tanto amano "stirare" mentre guardano Pomeriggio 5 e si sentono dire dalla D'Urso che gli uomini amano le curve [magari anche quelle che stirano, vero Barbarella? Montaci un servizio, a una puntata. Non si sa mai.]

Mi si potrebbe dire che in questo mondo cinico e baro tutto è sottoposto alla legge del profitto.
Verissimo.
Verissimo e anche GIUSTISSIMO, finché non si passa sulla dignità e sui sentimenti delle altre persone.
Perché anche queste donne avranno dei sentimenti, no?

Ma - ah - cosa dico? A loro piace.
Vanno là, si fanno vedere, fanno le loro sfilate in bikini in diretta mostrando le panzone nude, si ravviano sensuali i capelli oltre le spalle tonde, così belle - perché sono belle, e ben curate; ma rimangono sessualmente attraenti quanto un ferro da stiro -, così naturali, così...

Così felici.
Così felici perché loro davvero si sentono le nuove icone di stile, di bellezza.
E se loro sono felici, fa nulla, show must go on.
Le casalinghe taglia 56 sono felici, le modelle "curvy" di Sbabbara sono felici, Barbara figuriamoci se non è felice, e noi di conseguenza siamo felici perché tutti gli altri sono felici.

Solo, se è possibile, vorrei - e scommetto che lo vorremmo tutti - non sentire più Sbabbara sgambettare con quelle sue belle gambette toniche e asciutte in mezzo alle oversize strillando "Io le amoooooooooooohhhhh", considerato che lei a - quanto? - più di sessant'anni per oltre 1,65 mt porterà al massimo la taglia 40.

Grazie.



"Fat and happy".



Qualche tempo fa, scofanandomi come un'ingorda foca un piatto da 150 grammi di riso bianco con un cucchiaio di olio e uno di parmigiano [fatevene una ragione, io non mi ingozzo quasi mai di cibo spazzatura], in preda allo sconforto, sono andata sul caro amico fidato Google e, in preda al vittimismo, ignorando i risultati con le interviste delle varie P!nk, Christina Aguilera e quant'altro che - similmente a me in quel momento, mettendo le mani avanti vigliaccamente, anziché lottare contro l'assurdità di una società che insinua che loro sarebbero "oversize" -, si professano "grasse e felici", mi sono imbattuta in un articolo, ripreso dall'Huffington Post. Questo.

Analizziamo il post, a partire dal titolo: "Non c'è nulla di male ad essere grasse. Continuate così, potete farlo".
Oh, certo, signora dell'articolo dell'Huffington Post. Certo, signora cantante P!nk. Possiamo farlo e su questo non c'è il minimo dubbio. Finché il colesterolo che ci ostruisce le arterie non ce le fa scoppiare come palloncini e non ci viene un ictus o un infarto. Ma queste sono inezie che le lor signore femministe sono prontissime a sacrificare in nome di un sentimentale concetto di libertà della donna e di un banale "Il mio corpo è affar mio". Che finché si tratta di un caso come quello di P!nk - che dico, non è grassa, e fa palestra, ed è tonica, e ci tiene evidentemente alla salute e alla forma fisica - non c'è problema. Ma che dire di quelle - e mi ci metto pure io - che vanno sopra la taglia 48? Avete letto l'articolo? Lingerie sexy? Ma vogliamo veramente fare ridere i polli?!
Dicevo, analizziamo il post punto per punto: cominciamo:
L'articolo comincia con la signora padrona della boutique di lingerie sexy per clienti oversize che parla così:
So che tutti i "nemici" del grasso, le varie discussioni sul tema di Reddit e i moralizzatori sparsi per il mondo mi daranno torto, ma posso permettermi di occupare letteralmente tutto lo spazio che voglio. E sapete un'altra cosa? Non devo spiegazioni a nessuno se sono in carne e perfettamente in salute. Contrariamente a quanto si crede, posso essere grassa e sana, se voglio. Posso anche essere grassa e malata. Le persone grasse esistono da quando esiste l'umanità, quindi abituatevi. Non ci nasconderemo solo perché un mucchio di persone, che ha parecchio tempo da perdere al pc, ci prende di mira, prendendo in giro il nostro corpo.
Ah-ah. Ecco le manine avanti. Quel "non devo dare spiegazioni a nessuno" mi puzza tanto di paraculaggine. Di - non so - di piagnisteo, forse.
Il binomio grasso-malato non è a caso. Non puoi materialmente essere grasso e sano. Le tabelle del BMI non sono a caso. Non sono messe lì per scopi estetici. Non devono definire standard per entrare nelle agenzie di moda a fare i/le modelli/e, ma per prevenire malattie cardiologiche e cardiovascolari. "Le persone grasse esistono da quando esiste l'umanità, quindi abituatevi". Anche la peste bubbonica esiste da quando esiste l'umanità, dovremmo abituarci anche a quella?
"Non ci nascondiamo". Quale ardore, quale inimitabile dimostrazione di anticonformismo e di ribellione ai "modelli imposti da questa società" ingiusta, e brutta e cattiva.
Sono stata grassa per più di 30 anni. Ormai ho la pelle dura e sono abituata a commenti meschini e vili. Mi scivolano addosso (sì, finiscono anche sul mio culo grasso). E tutti queste discussioni, alimentate ad hoc, in realtà non fanno altro che fomentarmi, ricordandomi che c'è ancora molto lavoro da fare nel movimento per l'accettazione del corpo.
Hai la pelle dura, e scommetto anche piena di smagliature. [non ho resistito]
"Sì, finiscono anche sul mio culo grasso", qui è evidente che l'autrice del post intimamente si odia, odia lei stessa il suo corpo grasso, solo che non riuscendo a dimagrire ha scelto la via più semplice: lottare. Perché lottare a volte è la strada più semplice; che per di più sembra quella più difficile da percorrere. Lei stessa si apostrofa in termini dispregiativi: culo grasso. Mi sembra un piagnisteo inutile atto a prevenire eventuali insulti a cui la poverina sembra già abituata - in effetti, ce lo dice lei stessa.
Lei parla di "movimento per l'accettazione del corpo". E' solo un'inutile lotta inascoltata e ignorata contro i mulini a vento; una lotta per di più non rivolta verso l'esterno, ma verso l'interno. Perché quando questa signora sarà felice - perché è inutile che parla di accettazione, lei non si accetta e non è felice - allora dimagrirà, e quando dimagrirà la finirà anche coi piagnistei.
Per me è chiaro e semplice: vivi nel modo che vuoi. Come ha sottolineato Pink, di recente, dopo essere stata criticata per il suo corpo: "Non sono preoccupata per me. E non lo sono neanche per voi. Sto bene, sono felice e il mio corpo sano, formoso e forte si sta prendendo la tregua che merita".
Pink dice quello che molte di noi "ciccione" del movimento per l'accettazione del corpo ripetiamo di continuo: "Il mio corpo è affar mio. Il tuo è affar tuo". Ho avuto delle discussioni con persone (totalmente sconosciute) che cercavano di condannare il mio corpo e le clienti della mia boutique di lingerie. Sono andata anche alla CNN per parlare del diritto di essere grasse e indossare intimo sexy. Io e il mio negozio siamo finiti al centro di un dibattito il cui argomento principale era proprio la mia boutique di intimo per taglie forti e la sua presunta "celebrazione" dell'obesità. 
[Di nuovo il paragone con P!nk. Siete andate sull'articolo? Bene, vi sembra che P!nk assomigli alla signora del negozietto?]
Se una ragazza grassa vuole comprare un abitino intimo sexy amen, e chi glielo impedisce? Se c'è qualcuno che lo fa, è un bigotto. Il problema è che nessuno lo fa. La signora della boutique confonde la discriminazione in base alla forma fisica con una vera e propria negazione dei diritti umani. Mi pare veramente strano che una piccola boutique finisca sull'occhio del ciclone fino a questo punto, ma perché no, tutto può succedere in questo triste mondo malato.
Credo che i detrattori siano molto confusi e innervositi dalla felicità. La gente è spesso perplessa quando vede persone grasse e felici. A questo si aggiunge che non ci tormentiamo con diete e allenamenti e non siamo ossessionati dall'idea di diventare una versione magra di noi stessi. E tutto questo sconvolge i vari "haters".
"La gente è spesso perplessa quando vede persone grasse e felici". Io sono perplessa nel leggere questa frase. Personalmente non mi sento per niente titubante nel vedere una persona sovrappeso che è soddisfatta della sua vita. Vorrà dire che ha altre priorità, che conduce uno stile di vita comunque appagante. Cosa c'entra? Dovremmo trarne la conclusione che le persone magre, per la gente invece sono tutte felici? Ma quanto è ridicolo questo articolo? Andiamo avanti: "[noi] non ci tormentiamo con diete e allenamenti e non siamo ossessionati dall'idea di diventare una versione magra di noi stessi e tutto questo sconvolge i vari haters". Questa robaccia - perché di robaccia partorita da cervellini piccoli piccoli si tratta - mi fa imbestialire.
Chi mi segue - quei pochi piccoli sparuti blogger che mi seguono - sa che io sia tutt'altro che l'immagine della magrezza, della salute, del well-being. Che io sia anzi la negazione in termini di tutto ciò. Però, siccome non sono cretina, o meglio, se sono cretina non lo sono comunque così tanto, pur non essendo mai stata magrissima e non avendo mai praticato sport e vita sana, non penso automaticamente che chi è magro lo sia perché si tormenta con diete a base di sedano e carote [perché è questo il messaggio che l'autrice subdolamente e perfidamente vuol far passare] o perché si ammazza di palestra ed addominali. Sembrerà all'[idiota] proprietaria della boutique strano, ma si può essere magri e in salute in due mosse:
- seguendo una dieta permissiva e bilanciata, semplicemente non mangiando schifezze e limitando la quantità di alcolici, possibilmente riservandoseli solo un giorno a settimana;
- facendo un'oretta di jogging o camminata veloce la mattina prima di colazione ogni giorno.
Cara signora, lei queste cose le fa? No? Nemmeno io. Ma di certo non mi metto a biasimare da ignorante chi è comunque più virtuoso di me.
In TV ho dovuto letteralmente difendere il nostro diritto di esistere come donne in carne che vogliono indossare intimo sexy e succinto. Tutti i corpi sono "buoni". Tutti meritano di essere celebrati. Nessun corpo è migliore di un altro.
Sigh-sobh.
Sì, potete vivere la vostra vita e occupare più spazio del vostro vicino. Non dovete etichettare la vostra esistenza dicendo "sono grassa, ma felice". Non dovete spiegazioni per il vostro corpo e per ciò che siete fuori e dentro. Le persone che vogliono giudicarvi sono tristi, infelici e hanno fin troppo tempo a disposizione. Non hanno nulla di meglio da fare. Io, invece, ho molto da fare. E al primo posto della mia lista c'è aiutare le donne grasse, in carne e formose a sentirsi sexy in intimo e aiutarle a celebrare il loro corpo.
E con questo, direi che abbiamo finito.

Se il messaggio non è chiaro, o se sono stata troppo brusca nel tentativo di farvelo passare, ve lo dico esplicitamente e lo faccio con calma, di modo che possiate usufruirne [spero]:
Non bisogna - non bisogna - arrendersi alle ingiustizie di quella fettina di società malata che si annida in genere nei reparti dell'alta moda che vuole che tutte noi donne andiamo a vestirci al reparto bambini alla Benetton o che indossiamo la taglia 32-34. Perché questo è eccessivo, e questo va contrastato.
Ma non bisogna nemmeno diventare pigri e vittimisti - come la signora dell'articolo tristemente, per suo personale meccanismo di difesa, è diventata - e diventare vassalli di uno stile di vita che va contrastato anch'esso, ovverosia il sovrappeso, peggio ancora l'obesità.
Come capire se è il momento di correre ai ripari? Non fidatevi dello specchio, ve lo dico per esperienza personale: rivolgetevi alle tabelle dell'IMC, sul web se ne trovano diverse.

N.B. Specifico che non ce l'ho con le persone che hanno problemi di peso. Vi ricordo che io sono fortemente in sovrappeso - peso più di 80 kg per un'altezza ridicola. Solo, non sopporto i piagnistei e gli atteggiamenti passivi-aggressivi.

venerdì 24 marzo 2017

A volte ritorna.

A distanza di quasi un anno, ho ripreso in mano le tabelle dell'IMC.

Di più: ho stilato una lista ossessiva di ogni fascia (Obesità - sovrappeso - normopeso - sottopeso) e quanti chili mi distanziano da esse, a partire dal Sovrappeso. Sia secondo le tabelle Standard, sia secondo quelle di Albanesi. [pare che non siano proprio sue, ma è un altro discorso]. Che senza dubbio sono più impietose di quelle classiche; ma è proprio questo che mi interessa di loro.

Ho - fra l'altro - ricominciato a segnare le calorie. Fra colazione e pranzo, oggi abbiamo totalizzato 288.65 calorie. Mi pare veramente tanto, - quando fino a ieri una simile quantità di calorie l'assumevo in dieci minuti - e dato che ho ricominciato anche a segnare i caffè amari (2 kcal), sto diventando paranoica anche quando è il momento di prendermene una tazzina, come dopo un pasto.
Perché quel 288 diventerà 290 se ne bevo anche solo un altro.

Ho cercato di essere buona con me stessa, non ci sono riuscita.
Ho cercato di dirmi: si comincia da 800 calorie. Ma quello che la mia mente mi detta di fare, con indulgenza, con pietà, con comprensione, l'ossessione (non credo si tratti di malattia) la stronca e mi sopprime, e mi sottomette, e mi schiaccia, e mi ordina: oggi non superiamo le trecento, visto che fino a due chili fa eri vicina di due chili all'obesità di seconda classe.

Ho bisogno di essere crudele.
Guardo gli anni della mia adolescenza - post adolescenza passati a reprimermi, davanti a del cibo che non dovevo mangiare, perché stavo seguendo la Skinny, l'ABC, la Healthy o qualunque altra idiota dieta per anoressichette coll'omogeneizzato in bocca passasse sotto ai miei occhi, e non è mai stato così naturale.
Non è mai stato svincolato dai pensieri frustrati, dai "vorrei mangiarlo ma non posso, cazzo, non posso", e credo che quella limitazione, quel bug fra ciò che volevo fare e ciò che non potevo fare, fosse il sunto estremo del perché non sono mai riuscita a dimagrire molto neanche nei periodi di carestia estrema e di folle bisogno di dimagrire dettato dall'ossessione per quel povero cristo al liceo.

Perché se è fonte di stress, non può dare risultati.
Perché se vuoi mangiare poco, e di conseguenza perdere peso, non devi neanche pensarci, al cibo.
Mi sono sentita in questo modo poche volte, e nei periodi più produttivi, ero talmente presa dalle attività quotidiane che mi scordavo di mangiare. Mangiare per me non era un'urgenza. Non era una necessità. Era qualcosa che di tanto in tanto mi ricordavo di fare.

[Chiaro che adesso non voglio assumere i toni di quella che mangia poco da qualche ora e già si sente che continuerà, e che darà i suoi frutti, e che raggiungerà la magrezza che non ha mai avuto. Quello che scrivo è quello che sento al momento, non quello che credo sarà.]

Ero una pro ana.
Le pro ana sono grasse. Le pro ana non arrivano mai ad essere magre come le anoressiche medie, perché non sono anoressiche.

Si può dire che non sia cambiato niente.

O meglio: qualcosa è cambiato.
Qualcosa è cambiato.
E' cambiato che sto intraprendendo un percorso di psicoterapia che credo possa finalmente dare una svolta alla mia vita. E che non ho alcuna intenzione di diventare pericolosamente magra e, soprattutto, di diventare tanto ossessionata dalle calorie da farne una malattia.
Non voglio - NON VOGLIO - diventare anoressica.

Ma solo oggi ho cominciato, e già mi sento schiacciata da mille paranoie e mille paure, come se fossi già al punto più alto del controllo.

Così mi dico: apri la dispensa e mangia un pacchetto di crackers come spuntino di metà pomeriggio.
Apri il frigorifero, prendi una mela e mangiala come spuntino di metà pomeriggio.

E il mio cervello stupido risponde: il pacchetto di crackers ha 145 calorie, e la mela, se sbucciata, circa 80. 
E chiaramente non posso permettermi né l'uno, né l'altro.
Preferisco aspettare la cena.

Se a cena troverò il coraggio di mangiare altri 50 grammi di petto di pollo (50 li ho già mangiati a pranzo) sarà da vedere.
Suppongo che a quel punto la fame e la stanchezza cederanno e sull'onda del "massimo ottocento calorie, me ne mancano 500" andrò a mangiare questo, ed altro.

Questo è il peggio di questa mia condizione, che non è malattia, non è desiderio di malattia, ma è, semplicemente e sinceramente, ossessione: tanto frustrata dai dettami che finisco sempre per impormi, e altrettanto incapace, alla fine della fiera, di rispettarli.

Ma c'è una nuova regola.
La nuova regola è: il cibo non è la priorità. Neanche lo è, però, il dimagrimento. Per i primi tempi, mangerò tutto quello che mi va nelle quantità che desidero. Attenta solo a non andare oltre la sensazione di sazietà. A, insomma, non mangiare per nervosismo. Continuando a calcolare le calorie, sì. Perché, se tengo fede a questo proposito, neanche loro saranno tante.


mercoledì 1 marzo 2017

Ciccia è bella?

(Chi soffre di dca ha già presente il programma a cui si rifà il titolo del mio post. Durato una puntata e condotto da una Rossella Brescia alta e magrissima che di credibile nel contesto non aveva nulla.)

In barba alla presunta accettazione della mia mediocrità, dei miei limiti me ne faccio una colpa e mi rimprovero sempre le stesse cose: non sei abbastanza matura, non sei abbastanza colta, non sei abbastanza intelligente, non sei abbastanza bella.
Credo di sottostimare il danno del mio corpo obeso; perché metto quei jeans, mi infilo quella maglia, trovo da ridire sui rotoli di ciccia ma nel complesso, pur essendo di pessimo umore, ringrazio dio per il fatto che non ho del tutto perso delle curve, delle forme.
La realtà sembra incavolarsi per questa mia arroganza e sbattermi in faccia che dovrei nascondermi, vergognarmi del mio corpo, sentirmi depressa.

Guardate questa donna, questa bellissima donna:




Si chiama Tess Holliday, non sono riuscita a trovare informazioni precise riguardo al suo bmi ma credo che non ci siano dubbi: non è la classica modella curvy di 60 kg, è obesa e nel suo profilo Instagram si legge chiaramente che i suoi fan ammontano a 1 milione e 400mila.
Lungi da me rifarmi a teorie pseudo-femministe che inneggiano alla libertà delle donne di essere grasse e di non depilarsi ma avendo il diritto di sentirsi in pace con sé stesse e belle in ogni caso, penso che Tess sia agli estremi di una lotta per l'accettazione in un mondo che vuole donne sempre più ossute... ed è a questo che siamo destinati? 
Ha un viso d'angelo e un corpo più che abbondante; ed è inutile parlare di quanto neanche la sua condizione sia da prendere ad esempio, basti pensare al diabete mellito due o ai pericoli che corre la sua spina dorsale dovendo sostenere un peso di - pare - 127 kg per 1 metro e 65.
Tess non è il simbolo di una ribellione, Tess è un sintomo, un sintomo di quanto sia distorta e malata la società di oggi che impone alle donne standard sempre più insostenibili, veicolando l'idea che - come nei dettami pro ana - se non sei magra non sei attraente, con un progressivo abbassamento della soglia di magrezza accettabile - non potrai mai essere troppo magra - che poi, lo sappiamo tutti, dà vita e incentiva la diffusione di disturbi del comportamento alimentare fra le donne. Tess è il risultato di tutto ciò. Una condizione patologica in risposta a un'altra condizione patologica. Non è questo che può aiutare. Non è questa la risposta più adeguata. 
Bisogna smettere di nascondersi dietro queste filosofie finto-libertine controproducenti e guardare in faccia la verità, che non è quella delle pro-ana ma neanche quella di Tess Holliday. Una via di mezzo. Ce la facciamo?

In realtà la dieta e la forma fisica è l'ultima cosa che ho fra i miei pensieri, ma è anche l'unica cosa di cui mi sento di parlare.
Oltretutto, non ho le capacità per montare un discorso su quanto mi senta triste e sola, di quanto la mattina mi svegli e tutto mi sembri vecchio e muffito, di quante emozioni mi dia semplicemente il fatto di affacciarmi dalla finestra e vedere il mare, in lontananza, gli alberi battuti dal vento, il cielo azzurro di un primo di marzo ancora freddo. Sta passando molto tempo e io potrei aver trovato la motivazione per uscire dalla mia situazione di degrado e odio per me stessa.
Mi hanno chiesto: si può sapere qual è il tuo problema?, e credo non ci fosse una domanda più precisa. Hanno sempre scavato ai bordi, e al centro mi sentivo triste, a disagio, confusa, presa in giro. Quella domanda invece mirava proprio al centro.
Ieri sera è stata una serata diversa dalle altre in positivo, perché anche se ho sempre fatto la mia figura degradante barcollando come un'ubriacona per le strade del paese in festa - mascherato da carnevale, con le strade interrotte, i carri, le musiche -, sentivo che finalmente qualcosa stava andando per il verso giusto.
Penso a quella sera in cui mi sono detta: è destino che io mi salverò. E forse tornerò a pensarlo. Incrocio le dita.




sabato 25 febbraio 2017

L'irresistibile bisogno di incastrarsi in un'etichetta.

Incastrarsi, esatto.
Perché nelle etichette mi ci infilo a forza e mi stringo, e mi storco, per entrarci anche a distanza di tempo. Come molti altri, penso.

Questo blog era nato con l'intento di approfondire la tematica della malattia sociale dell'hikikomori - chi ha letto i miei primissimi post lo sa, e vede con quali ottimi intenti mi ero lanciata, forse maldestramente, perché ignorante, perché non conoscevo l'argomento se non per esperienza diretta, perché non avevo altra storia da raccontare se non la mia.
Con la goffaggine di chi vuole dire dall'angolo di uno spazio web: ebbene sì. Io ho rinunciato alla vita. Questo non mi crea vergogna, perché vedete, la mia è una malattia, condivisa da molti altri che vivono con la mia stessa angoscia l'essere nel mondo. Si chiama "sindrome hikikomori". Si chiama "bulimia nervosa". Qualcosa sono, vedete. In qualche modo sono parte di questa umanità e sapete che vi dico?, pretendo di starci, e lotterò per starci. Se per far ciò devo umiliarmi, se per far ciò devo mettermi in fila con gli ultimi, con gli infelici, non importa. "Vivere" vuol dire anche questo. Non solo essere felici, non solo avere un posto nel mondo.

La società ci dice "conformatevi, obbedite, mirate al successo, mirate ai soldi, mirate all'avvenenza fisica". "Mirate a diventare qualcuno"... quando non è chiaro cosa voglia dire questo "qualcuno". Ci dice: per essere felici, dovete fare questo e quello, dovete essere così e cosà, dovete avere qualcosa che superficialmente vi fa sentire dei vincenti. Questo qualcosa è: amici; lavoro; studio/titolo di studio. Queste tre cose sono assolutamente necessarie. Qualcuno parla di amore; in realtà l'amore non è importante per il sistema quanto il sesso.
L'essere delle persone pure ti rende vulnerabile e in pericolo. Devi cambiare. Devi "crescere".
Crescere vuol dire: abbandonare la purezza dell'infanzia, la semplicità, l'innocenza, i valori più onesti, per rendere te stessa un monumento al successo. Un desiderio quasi istantaneo, da consumare sul momento e poi, quando non più appetibile, perché sei ingrassata, perché sei invecchiata, gettato via come una cartaccia in un bidone.

Questo è quello a cui la gente mira, e io che sono lontana anni luce da questi prototipi, non posso che star zitta parando tutti i colpi, tutti i "fallita", i "pazza", gli "stupida", i "troia".
Trovo irritante in particolare il termine "fallita". Perché essere falliti è una questione di prestigio, sempre relativo e conformato agli standard della massa. Non sei una fallita se studi, se lavori, se sei autonoma, se hai una vita sociale, se - oltretutto - scopi. Relativamente a questi goals, io sono una fallita. Ma sapete che vi dico? Che non ne ho bisogno. Che seguirò la mia strada, troverò un posto, ma senza rinunciare alla mia individualità. La felicità individuale non si conta in successi. E' svincolata dalle circostanze. Perché dovrei disperarmi, piangere e stare male, solo per trovare altri motivi per disperarmi, piangere e star male?

Ma ho bisogno di stare con le altre persone. Questo sì. Ed è per raggiungere le altre persone, che devo lottare. Lo studio e il lavoro non sono che dei pretesti. Io questi pretesti li otterrò non per gonfiare il petto e dire "sono una plurilaureata" o "sono una che ha un ruolo in società", ma solo ed esclusivamente per salvarmi da me stessa.
Perché le opzioni sono due: vita o morte. La morte la conosco bene. L'ho assaporata a lungo. Ne ho costantemente il sapore sulla lingua. E ho capito che il tempo è scaduto. E che non fa per me.
Dunque non mi resta che provare l'altra strada, e se Dio esiste, deve darmi la forza di farmene uscire tutta intera, con delle schiene da abbracciare e delle mani da stringere.


giovedì 23 febbraio 2017

Aspetto la nomination ai Darwin Awards.

Qualche giorno fa mi sembrava di aver fatto dei passi in avanti: era già un po' che mi complimentavo intimamente con me stessa perché sto reggendo bene il contraccolpo dei kg di troppo. Non sono più come da adolescente e da bambina. Allora non avevo il diritto di essere felice perché ero a un passo dall'obesità. Oggi, in quell'obesità dimostrata dalle tabelle del BMI (che cerco di ignorare, perché non sono esatte e si basano su una corporatura di tipo nordico e bla bla (scuse per non affrontare il problema)) mi ci trovo già da sette chili e la sto prendendo bene.

Credevo di aver capito così.

Di fatto, oltre una superficie di apparente tranquillità, c'è un rifiuto profondo e viscerale di tutto ciò che significa essere me.
Prendiamo in esame la cretinata perché la cretinata è facile, da affrontare e relativamente anche da contrastare - ecco, prendiamo in esame la cretinata e finiamo a parlare di dieta, kg di troppo, calorie, metri da sarta qua e là, improbabili taglie che vanno dalla 46 alla 52 e senza alcuna coerenza mi calzano sempre a pennello. 
Andiamo a sviscerare la cretinata della dieta e della forma fisica ed entriamo nei negozi di vestiti online. Similmente a come fanno quelli che entrano al supermercato e se ne escono senza aver comprato niente, li visito con gioia quando mi capita, osservando fisici asciutti o rotondeggianti sfoggiare la propria silouette, evidenziata dai vestiti che più fanno al caso loro; tutto questo senza però mettere niente nel carrello (perché "quando dimagrisco me lo compro").

E constatiamo, non nella superficiale osservazione del mio stato d'animo quotidiano, ecco, a partire dal mio umore in apparenza spesso scanzonato, ho realizzato di non essermi mai odiata tanto in vita mia. Con tutti i pensieri positivi di cui mi sono ingozzata alla "devi volerti bene", "devi essere tua amica", se mi avessi davanti mi sputerei addosso e mi prenderei a calci in faccia.
Uno stato d'animo "a cipolla", nel quale fa capolino la convinzione che razionalmente giudico patologica del sentirsi la persona più grassa e brutta del pianeta.

In teoria riconosco che non è così; in pratica guardo "Vite al limite", e osservo una ragazza, una bella ragazza, così bella che i suoi 292 kg non riescono ad occultare la sua bellezza. Una delle tante protagoniste del programma, morbosamente obese. E penso: "Lei è appesantita. Ma io sono messa peggio".

A questo punto credo di essere arrivata a un livello di rifiuto talmente profondo che la pseudo-indifferenza con cui sto affrontando i miei 79 kg non è che l'espressione di quanto sono stanca di lottare.
Ho capito un'altra cosa di me stessa, osservandomi negli ultimi giorni: che io non voglio dimagrire. Non voglio essere attraente. Non voglio essere felice.
Quante volte mi sono trovata davanti alla possibilità di uscire dalla condizione di obesità che mi affligge? Quante volte ho avuto la caparbietà di dimagrire sul serio? Tante volte, ed altrettante volte ho sabotato tutto all'ultimo momento. 
Il mio è un notevole sovrappeso che rischia di mettere a repentaglio anche la mia salute. Ma come posso preoccuparmi della mia salute?

Con l'obbiettività di chi dà a Cesare quel che è di Cesare, spezzo una lancia in mio favore: ho una buona capacità di mettermi nei panni degli altri. Così, finito di rileggere questo post, tutto quello che voglio è fare come fanno in molti: schifarmi, seppellirmi con una risata, augurarmi il cancro e dolore eterno ed altre cose di questo genere (aspetto suggerimenti). Perché? Perché sono una brutta persona. Non sto facendo del vittimismo. Sono veramente una persona meschina. E falsa, e subdola, un colossale bluff.

Cos'è che da persona comune mi ha trasformata in un mostro?
Ci sarebbe molto da scrivere, ma ho come l'impressione che non sia importante.

Ieri sera ho di nuovo tentato il suicidio. Non c'era disperazione in me, c'era la freddezza di una mente lucida che non riesce a togliersi dalla testa che è nata per errore, e per questo vive nell'errore e nel dolore. Mi chiedevo come fosse possibile che il mondo mi odiasse. Ed ecco che entra in scena il talento di mettersi nei panni degli altri: hanno sempre fatto bene, e anzi sono stati troppo magnanimi.

Dovessi morire in questo momento se non è quello che veramente penso.

Su "Vite al limite".

Questo simpatico nonnetto che stimola in me sentimenti di pura e semplice compassione si chiama Younan Nowzaradan - ed è stato assolda...