venerdì 24 marzo 2017

A volte ritorna.

A distanza di quasi un anno, ho ripreso in mano le tabelle dell'IMC.

Di più: ho stilato una lista ossessiva di ogni fascia (Obesità - sovrappeso - normopeso - sottopeso) e quanti chili mi distanziano da esse, a partire dal Sovrappeso. Sia secondo le tabelle Standard, sia secondo quelle di Albanesi. [pare che non siano proprio sue, ma è un altro discorso]. Che senza dubbio sono più impietose di quelle classiche; ma è proprio questo che mi interessa di loro.

Ho - fra l'altro - ricominciato a segnare le calorie. Fra colazione e pranzo, oggi abbiamo totalizzato 288.65 calorie. Mi pare veramente tanto, - quando fino a ieri una simile quantità di calorie l'assumevo in dieci minuti - e dato che ho ricominciato anche a segnare i caffè amari (2 kcal), sto diventando paranoica anche quando è il momento di prendermene una tazzina, come dopo un pasto.
Perché quel 288 diventerà 290 se ne bevo anche solo un altro.

Ho cercato di essere buona con me stessa, non ci sono riuscita.
Ho cercato di dirmi: si comincia da 800 calorie. Ma quello che la mia mente mi detta di fare, con indulgenza, con pietà, con comprensione, l'ossessione (non credo si tratti di malattia) la stronca e mi sopprime, e mi sottomette, e mi schiaccia, e mi ordina: oggi non superiamo le trecento, visto che fino a due chili fa eri vicina di due chili all'obesità di seconda classe.

Ho bisogno di essere crudele.
Guardo gli anni della mia adolescenza - post adolescenza passati a reprimermi, davanti a del cibo che non dovevo mangiare, perché stavo seguendo la Skinny, l'ABC, la Healthy o qualunque altra idiota dieta per anoressichette coll'omogeneizzato in bocca passasse sotto ai miei occhi, e non è mai stato così naturale.
Non è mai stato svincolato dai pensieri frustrati, dai "vorrei mangiarlo ma non posso, cazzo, non posso", e credo che quella limitazione, quel bug fra ciò che volevo fare e ciò che non potevo fare, fosse il sunto estremo del perché non sono mai riuscita a dimagrire molto neanche nei periodi di carestia estrema e di folle bisogno di dimagrire dettato dall'ossessione per quel povero cristo al liceo.

Perché se è fonte di stress, non può dare risultati.
Perché se vuoi mangiare poco, e di conseguenza perdere peso, non devi neanche pensarci, al cibo.
Mi sono sentita in questo modo poche volte, e nei periodi più produttivi, ero talmente presa dalle attività quotidiane che mi scordavo di mangiare. Mangiare per me non era un'urgenza. Non era una necessità. Era qualcosa che di tanto in tanto mi ricordavo di fare.

[Chiaro che adesso non voglio assumere i toni di quella che mangia poco da qualche ora e già si sente che continuerà, e che darà i suoi frutti, e che raggiungerà la magrezza che non ha mai avuto. Quello che scrivo è quello che sento al momento, non quello che credo sarà.]

Ero una pro ana.
Le pro ana sono grasse. Le pro ana non arrivano mai ad essere magre come le anoressiche medie, perché non sono anoressiche.

Si può dire che non sia cambiato niente.

O meglio: qualcosa è cambiato.
Qualcosa è cambiato.
E' cambiato che sto intraprendendo un percorso di psicoterapia che credo possa finalmente dare una svolta alla mia vita. E che non ho alcuna intenzione di diventare pericolosamente magra e, soprattutto, di diventare tanto ossessionata dalle calorie da farne una malattia.
Non voglio - NON VOGLIO - diventare anoressica.

Ma solo oggi ho cominciato, e già mi sento schiacciata da mille paranoie e mille paure, come se fossi già al punto più alto del controllo.

Così mi dico: apri la dispensa e mangia un pacchetto di crackers come spuntino di metà pomeriggio.
Apri il frigorifero, prendi una mela e mangiala come spuntino di metà pomeriggio.

E il mio cervello stupido risponde: il pacchetto di crackers ha 145 calorie, e la mela, se sbucciata, circa 80. 
E chiaramente non posso permettermi né l'uno, né l'altro.
Preferisco aspettare la cena.

Se a cena troverò il coraggio di mangiare altri 50 grammi di petto di pollo (50 li ho già mangiati a pranzo) sarà da vedere.
Suppongo che a quel punto la fame e la stanchezza cederanno e sull'onda del "massimo ottocento calorie, me ne mancano 500" andrò a mangiare questo, ed altro.

Questo è il peggio di questa mia condizione, che non è malattia, non è desiderio di malattia, ma è, semplicemente e sinceramente, ossessione: tanto frustrata dai dettami che finisco sempre per impormi, e altrettanto incapace, alla fine della fiera, di rispettarli.

Ma c'è una nuova regola.
La nuova regola è: il cibo non è la priorità. Neanche lo è, però, il dimagrimento. Per i primi tempi, mangerò tutto quello che mi va nelle quantità che desidero. Attenta solo a non andare oltre la sensazione di sazietà. A, insomma, non mangiare per nervosismo. Continuando a calcolare le calorie, sì. Perché, se tengo fede a questo proposito, neanche loro saranno tante.


5 commenti:

  1. Ciao piccola!
    Vorrei dirti, essendo totalmente sincera, che un'ossessione è una malattia. Ci credo se dici "non è desiderio di malattia", ma se conti le calorie, se controlli il tuo peso continuamente, se pur non volendo pensi sempre al cibo o al "stasera vedrò che per superare il tetto massimo di calorie stabilite, ne mancheranno 500 quindi mangerò questo e altro", beh.. non voglio dire che sei malata, ma solo che non è normale e che sì, ti posso capire io, ma se parliamo di questi pensieri con la gente che non ha questi problemi ci prende per malate.
    Sono contenta, comunque, che hai iniziato la psicoterapia e spero anche che lo psicologo sia bravo!
    Un abbraccio!

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    1. Ciao! <3
      Grazie per il commento. Sì, lo so... e posso capire che la gente è spesso soggetta a farsi opinioni approssimative/affrettate delle altre persone, specie poi sul web, negli spazi virtuali, come su un blog, ad esempio :) L'impressione che ho avuto io è che nel virtuale, essendo meno "presi" dal punto di vista empatico/emotivo dalla relazione in corso, si può essere capaci di eccessiva partecipazione ma anche di eccessiva cattiveria - che poi a volte si tratti di cattiveria o di stupidità e immaturità, è un discorso a parte.
      ... Ma onestamente, ho imparato ad emanciparmi da questi meccanismi, un po' perché - permettimi - me ne strasbatto le ballottole anche nella vita reale, di quel che pensa la gente, e un po' anche perché, appunto, so che questi meccanismi di cui ti accennavo su non sono reali: dipendono dalla realtà in cui ci si trova. E' una tranquillità che forse si adotta con l'età o - piuttosto - con l'esperienza nella web-reality, io ho a che fare con il virtuale da quasi nove anni.
      Lo psicologo... E' bravo, molto :) Sono soddisfatta, per adesso. Per la verità, sempre più soddisfatta, ma io ci vado cauta, non vorrei parlare prima del tempo.

      Ciao, un bacione :-*

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    2. Ti stai riferendo a me? Ti giuro che non era mia intenzione giudicare senza conoscerti o scrivere un commento cattivo. Perché anche se siamo sul web, so che dall'altro lato dello schermo c'è una persona proprio come me e non vorrei mai fare la stronza gratuitamente.
      Quindi se il mio commento è stato troppo, ti chiedo scusa :(

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    3. No.
      Non mi riferivo a te.
      Se hai letto qualche post di quelli datati dell'altro blog, forse avrai capito che ho avuto diverse brutte vicissitudini con persone Veramente sgradevoli sul web, in passato. ;) Non tu, assolutamente.
      Tranqui.
      Un abbraccio!

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    4. Okka, anche io ho avuto un paio di brutte esperienze sul web, ma penso sia normale incontrare persone così.
      Ad esempio non capisco perché persone che non condividono o capiscono quello che scrivo continuino a leggere il mio blog o a commentare con messaggi offensivi. Ma vabbè, freghiamocene, hai ragione!
      Un abbraccio anche a te e buona domenica :*

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